Cortile Mediterraneo. Oltre il mure, oltre il mare

Si è aperto alla comunità il cortile della casa delle associazioni di Ispica che ospita la Rete Mosaico delle Corresponsabilità. La serata del 30 luglio dal titolo: “Cortile Mediterraneo. Oltre il mare, oltre il muro” ha avuta vastissima partecipazione di pubblico. Ci si è riuniti a dialogare da cittadini in uno spazio, il cortile, che raccoglie, crea intimità, ma allo stesso tempo resta aperto alla strada, alla città. Lungo Corso Umberto, hanno dato il benvenuto le mostre: “’A menzu lu mari”, con i disegni di Miriam Viola che illustrano la canzone del duo Curamunì e Alidou Diomande; e la mostra “Stranieri Tutti”, con le fotografie di Milo Dimartino e Bruno Tassone, un progetto della Kromatoedizioni del 2012 sul tema dell’interculturalità.

Ospiti di questa prima conversazione in cortile sono stati lo scrittore Adelmo Cervi e l’attore Andrea Tidona. Adelmo Cervi è un antifascista militante, un attivista contro le ingiustizie. Ha un cognome importante e carico di storia: è l’unico erede dei sette fratelli Cervi, fucilati dai fascisti nel 1943. Alla loro memoria ha dedicato un libro, “I miei sette padri”. Accanto a lui Andrea Tidona, affermato attore di origini modicane, con una vasta carriera cinematografica e televisiva: da La vita è bella, a La meglio gioventù, a Paolo Borsellino, nel ruolo del magistrato Rocco Chinnici ucciso dalla mafia; ha interpretato figure come il giudice Giovanni Falcone, Palmiro Togliatti, il pittore comunista Stefano Venuti, figura centrale per la formazione di Peppino Impastato, ma ha anche interpretato e indagato personaggi come Mussolini ed Hitler. Un confronto accalorato quello con i due ospiti, dai cui è emerso quanto sia rischioso o comodo costruire miti, così come l’esigenza di cercare il mostro o l’eroe. È una rinuncia all’esercizio delle nostre responsabilità, al compito di avere cura di ciò che ci è assegnato, di fare la nostra parte nel lavoro, nelle relazioni, nelle comunità. Il confine non delimita la mia proprietà, ci siamo detti, ma mi dice che l’altro è il vicino con cui entrare in relazione e che io ho la responsabilità della cura della mia parte.




Di fronte al sentimento di isolamento dilagante, occorre lavorare a creare il senso di comunità. Occorre guardare ai giovani non come al problema, ma come al nostro futuro che ci mostra i sintomi di un presente carico di malessere.
Occorre trovare una lingua comune e imparare a mettere in dialogo anche le generazioni: va costruito un terreno di lavoro comune, in cui nessuno avverta l’altro come minaccia. Occorre preoccuparsi di offrire ai giovani la possibilità di rimanere o tornare in un luogo che sia luogo del cuore, creando le condizioni per il ritorno: stimoli, un lavoro conforme al percorso di studi e con uno stipendio adeguato, la possibilità di progettare un futuro e trovare un contesto in cui poter dare il proprio contributo. Se c’è una rivoluzione possibile oggi si trova nella cittadinanza attiva, nella cura della propria comunità, nella vigilanza verso la tutela dei diritti e contro le ingiustizie, nell’esercizio del diritto di voto: il meno peggio, dice Cervi, è meglio del peggio che può essere distruttivo. Una serata fatta di parole coraggiose, di incitazione a fare ognuno la propria parte, senza pretesa di delega.



La cena sociale, con la pasta asciutta antifascista, ha consentito di continuare a stare dentro la comunità, dentro il cortile, in uno scambio inteso di opinioni, analisi, sguardi, per una crescita collettiva che nessuno lascia solo, che non si perde nella ricerca di capi o di eroi, ma lavora alla consapevolezza che, come diceva Gaber “La libertà è partecipazione”.
Articolo di Evelina Barone