“Vinci solo quando smetti”: riflessioni sul gioco d’azzardo patologico con la dott.ssa Emma Lo Magro
Un momento di confronto per iniziare insieme un nuovo anno sociale
Come ogni anno, la rete Mosaico delle Corresponsabilità ha scelto di aprire il proprio cammino sociale con un momento di riflessione e confronto sul tema delle dipendenze.
Quest’anno, al centro dell’incontro — svoltosi sabato 6 settembre in piazza San Giuseppe a Ispica — è stata posta una dipendenza “senza sostanza”, ma non per questo meno pericolosa: il gioco d’azzardo patologico (GAP).
Il titolo dell’iniziativa, “Vinci solo quando smetti”, riassume in poche parole il messaggio che la serata ha voluto trasmettere: la vera vittoria è quella sulla dipendenza.

L’incontro, ospitato all’aperto nel cuore del quartiere San Giuseppe, è stato introdotto da Vittorio Avveduto, portavoce della rete Mosaico, e moderato dal dottor Salvo Libranti.
Un pensiero iniziale è stato rivolto alla popolazione di Gaza, come segno di solidarietà e consapevolezza.
La voce dell’esperta: comprendere per prevenire
A guidare la riflessione è stata la dottoressa Emma Lo Magro, psicologa, psicoterapeuta e sessuologa clinica, con una lunga esperienza nelle comunità terapeutiche e nei servizi per le dipendenze del territorio siracusano.
Nel suo intervento, la dottoressa ha sottolineato l’importanza della prevenzione e della consapevolezza, due strumenti fondamentali per arginare una forma di dipendenza sempre più diffusa, soprattutto nel Sud Italia.
Il gioco d’azzardo — ha spiegato — è oggi istituzionalizzato: gratta e vinci, scommesse, lotterie e piattaforme online fanno parte della quotidianità di milioni di italiani. Proprio per questo è sempre più difficile distinguere tra “gioco sociale” e “gioco patologico”, anche tra i giovanissimi.
Un dato significativo: oltre l’80% della popolazione italiana ha giocato almeno una volta nella vita. Eppure, dietro quella che sembra una pratica innocua, può nascondersi una spirale di dipendenza difficile da riconoscere e da interrompere.

Un esperimento che fa riflettere
Durante la serata, la dottoressa Lo Magro ha coinvolto i partecipanti in un piccolo esperimento: un gioco di scommesse simulato, pensato per mostrare quanto sia ingannevole la percezione della “possibilità di vincita”.
Un confronto tra numeri ha reso l’idea in modo potente: è più probabile essere colpiti da un fulmine (1 su 15.000) che fare 6 al SuperEnalotto (1 su 622.614.630).
Un dato che ha suscitato sorpresa, ma soprattutto consapevolezza sull’illusione del “colpo di fortuna” che alimenta il gioco d’azzardo.

Una piaga sociale che tocca da vicino
La dottoressa ha ricordato anche un triste primato: il Sud Italia, e in particolare la provincia di Ragusa, rientra tra le zone del Paese dove si scommette di più.
Con l’avvento del gioco online, l’azzardo non è più confinato ai luoghi fisici: oggi si gioca da casa, dallo smartphone, in qualsiasi momento.
E, paradossalmente, a giocare di più non è chi ha tanto, ma chi ha poco — chi spera di cambiare la propria vita con un colpo di fortuna, finendo però spesso in una trappola economica e psicologica.

Grazie alla comunità
La rete Mosaico delle Corresponsabilità desidera ringraziare la dottoressa Emma Lo Magro per la sua disponibilità e competenza, don Davide Olivo e l’intera comunità parrocchiale di San Giuseppe per l’accoglienza e la collaborazione, nonché Salvatore Sessa per il prezioso supporto tecnico.
L’incontro è stato un’occasione di dialogo, sensibilizzazione e crescita collettiva, che ha confermato ancora una volta l’importanza di affrontare insieme temi delicati come quello delle dipendenze.
Perché la libertà non si trova nel gioco, ma nella consapevolezza di sé.






