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CVR

Il progetto CVR – Conoscere, Valorizzare, Rigenerare, Vivere ha l’obiettivo di coinvolgere i giovani in un percorso che promuova il senso di appartenenza alla comunità, attraverso attività che favoriscano la conoscenza del territorio, della sua storia; la valorizzazione della bellezza in esso contenuta; l’attivazione di esperienze di innovazione e rigenerazione.

Il progetto è stato presentato dalla rete Mosaico delle Corresponsabilità, con la Pro Loco Spaccaforno APS come capofila, all’Unione delle chiese metodiste e valdesi che finanzia progetti di assistenza sociale e sanitaria, interventi educativi, culturali e di integrazione, programmi di sostegno allo sviluppo e di risposta alle emergenze umanitarie, ambientali e climatiche, purché apportino benefici ad una collettività e siano privi di finalità lucrative tramite i fondi dell’Otto per mille. Per avere maggiori informazioni sui bandi di finanziamento della chiesa Valdese e i progetti approvati negli anni, clicca qui www.ottopermillevaldese.org

Il progetto CVR è stato approvato dalla Chiesa Valdese e si svolgerà tra il gennaio e il dicembre 2026.

Attraverso una serie di incontri inziali verranno proposti loro temi fondamentali, tra cui: i diritti civili, la partecipazione, la sostenibilità ambientale e la lotta contro le disuguaglianze sociali, criminalità organizzata e le mafie, per sensibilizzare i giovani all’importanza dell’impegno civile e della giustizia.

Dopo la fase introduttiva, i ragazzi potranno scegliere di partecipare ad un laboratorio di loro interesse tra quelli proposti: Conoscere, Valorizzare e Rigenerare.

Laboratorio CONOSCERE: “La storia e le storie”
Un viaggio nella memoria locale legata alla Resistenza. Crediamo che non possa esserci rigenerazione urbana o sociale senza la consapevolezza di ciò che siamo stati. Per questo, i ragazzi che hanno partecipato al laboratorio sono diventati dei veri custodi della memoria, esplorando la storia di Ispica non solo tra i banchi, ma anche attraverso un approccio interattivo e partecipativo. Dalle lotte civili alle testimonianze della Resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale, i ragazzi hanno riscoperto i luoghi simbolo della nostra comunità; monumenti e piazze che ogni giorno ci ricordano la nostra storia, chi eravamo e chi siamo oggi.

Hanno ripercorso la storia dei protagonisti della memoria, da Antonio Brancati a Giorgio Figura, partigiani ispicesi, visitando tutte le tappe dei luoghi storicamente più rilevanti di Ispica, da piazza Brancata al monumento alla Resistenza. Hanno imparato che la cittadinanza attiva inizia dal basso, camminando tra le pietre che hanno fatto la nostra storia.

Il laboratorio, che si concluderà nei prossimi mesi, avrà come prodotto finale delle targhe con QRcode da collocare nei luoghi della Resistenza ispicesi con contenuti multimediali prodotti dagli studenti.

Foto 1: Giovanni Brancati ha incontrato i ragazzi delle classi seconde dell’istituto “Leonardo da Vinci” condividendo la memoria dello zio Antonio Brancati, un giovane ispicese che a soli 23 anni vide stroncato il suo futuro e i suoi sogni dalla crudeltà della Seconda guerra mondiale, fucilato insieme ai compagni per essersi rifiutato di combattere contro i nazifascisti.
Foto 2: Ultima lettera di Antonio Brancati alla famiglia e ai suoi cari poco prima della sua morte.
Foto 3: Lapide commemorativa alla figura di Antonio Brancati situata nella Chiesa Madre di san Bartolomeo Apostolo.


Laboratorio VALORIZZARE: Laboratorio di fotografia 
Un percorso creativo dedicato agli adolescenti che vogliono esplorare, raccontare e valorizzare la bellezza della propria città attraverso l’arte visiva. I ragazzi hanno esplorato la nostra città attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica, raccontando il territorio con l’arte visiva e soprattutto con gli occhi di chi è capace di catturare la bellezza nelle sue varie forme. Strade, scorci, monumenti, paesaggi e dettagli spesso invisibili diventeranno protagonisti di un racconto autentico costruito attraverso gli scatti fotografici.
Gli studenti sono partiti dal lavoro in aula, dal conoscersi e riconoscersi attraverso un immagine della propria storia per poi proseguire ad esprimere, tramite la macchina fotografica, la propria visione della città, della sua evoluzione e di quella bellezza quotidiana che troppo spesso passa inosservata.

Un’esperienza per osservare, raccontare e creare. Perché ogni città ha bisogno di essere raccontata. E ogni sguardo può fare la differenza.

Il percorso si concluderà con una mostra fotografica aperta alla comunità, dove i ragazzi condivideranno il loro sguardo e le loro storie attraverso le immagini.

Laboratorio RIGENERARE: Giardino Sociale
Il laboratorio Rigenerare nasce con l’idea che la città non sia un luogo statico, ma uno spazio vivo che può essere trasformato attraverso l’impegno e la creatività.

Sono stati coinvolti i ragazzi in un percorso di rigenerazione urbana che va oltre il semplice miglioramento estetico: l’obiettivo è trasformare luoghi abbandonati o trascurati in spazi vibranti, capaci di riflettere il potenziale del territorio e l’energia di chi lo abita. Verrà trasformato un piccolo terreno abbandonato in uno spazio verde pieno di vita, pulito e colorato.

Attraverso queste azioni, i giovani hanno l’opportunità di riappropriarsi della propria città, rendendola un luogo che parla di loro e della loro voglia di futuro.

Foto 1 e 2: La rigenerazione parte prima di tutto dall’immaginazione. Qui vediamo i ragazzi impegnati a disegnare il giardino dei loro sogni.
Foto 3: Per capire come trasformare il futuro, bisogna conoscere il passato e il presente. I ragazzi sono stati accompagnati in giro per la città alla scoperta del verde urbano esistente e di quei luoghi dove un tempo la natura era protagonista, stimolando una nuova consapevolezza verso il patrimonio che ci circonda.
Foto 4: L’impegno inizia con un gesto concreto. I ragazzi si occupano con dedizione del travaso di piccole piantine; ognuno di loro le porterà a casa propria, impegnandosi a prendersene cura per i mesi a venire. È il primo passo verso una responsabilità che cresce insieme alla pianta.

La fase conclusiva del progetto, denominata “Vivere”, alla quale hanno partecipato i ragazzi e le ragazze coinvolte nei tre laboratori, è stata dedicata allo sport come strumento di partecipazione, inclusione e cittadinanza attiva. Attraverso una tre giorni di tornei di calcio, pallavolo e basket, ragazze e ragazzi hanno avuto l’opportunità di vivere in modo nuovo e significativo alcuni spazi della città, trasformandoli in luoghi di incontro, relazione e condivisione.

Dal 27 al 29 maggio, Piazza Mazzini è diventata il cuore pulsante delle attività: un luogo animato da energia, entusiasmo e partecipazione, dove lo sport ha rappresentato molto più di una semplice competizione. Ogni partita è stata un’occasione per costruire relazioni, rafforzare amicizie e sperimentare concretamente il valore del gioco di squadra.

I tornei sono stati organizzati con squadre miste e inclusive, promuovendo la partecipazione di tutti e valorizzando le differenze come risorsa. In campo, il successo non è stato misurato soltanto dal punteggio finale, ma dalla capacità di collaborare, ascoltarsi, sostenersi reciprocamente e contribuire al benessere del gruppo. Il calcio, la pallavolo e il basket sono diventati così strumenti educativi attraverso cui apprendere il rispetto delle regole, la responsabilità condivisa e il senso di appartenenza.

Questa esperienza ha dimostrato come lo sport possa essere un potente motore di inclusione sociale. Attraverso il gioco, i partecipanti hanno imparato che il risultato più importante è sentirsi parte della squadra e della comunità, costruendo legami fondati sul rispetto, sulla fiducia e sulla collaborazione.

Un altro elemento centrale dell’iniziativa è stato il recupero del valore degli spazi urbani. Per tre giorni, Piazza Mazzini, spesso poco frequentata e percepita come marginale, è tornata a riempirsi di persone, voci e attività, riscoprendo la propria funzione di luogo pubblico vissuto e condiviso. Lo sport ha permesso di riappropriarsi di uno spazio della città, restituendogli significato e trasformandolo in un punto di riferimento per l’incontro e la socialità.

La conclusione del progetto ha lasciato un messaggio chiaro: gli spazi urbani possono tornare a essere luoghi di relazione quando vengono abitati dalle persone, e lo sport rappresenta uno degli strumenti più efficaci per generare partecipazione, inclusione e senso di comunità. Perché lo sport non significa soltanto giocare o competere, ma anche incontrarsi, mettersi in gioco insieme e sentirsi parte di qualcosa di più grande.

Nei prossimi mesi si svolgeranno gli eventi finali dei tre laboratori con la restituzione alla comunità di ciò che i ragazzi e le ragazze hanno prodotto.

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